Tommaso Di Spigna (Spugna) e Pablo Cammello

NerdTales” – Intervista a Tommaso “Spugna” Di Spigna e Pablo Cammello

Per il nostro progetto sul mondo nerd abbiamo deciso di intervistare due giovani professionisti del fumetto che, per motivi di studio e di lavoro, hanno iniziato sin da subito a collaborare a progetti comuni molto interessanti.

Stiamo parlando di Pablo Cammello e Tommaso “Spugna” Di Spigna.

Pablo Cammello – foto Davide Di Lalla

 

Il primo, di Lecco, classe ’89, subito dopo aver frequentato la Scuola di Fumetti di Milano assieme all’amico diventa un membro fondatore dell’Infame Studio, con cui presenta l’autoproduzione Metastasi. Con il trasferimento nella metropoli lombarda, dopo varie collaborazioni, nel 2015 Pablo realizza la serie web Tumorama per poi presentarne, tre anni dopo, un libro/spinoff intitolato Rubens.

 

 

Spugna – Foto Davide Di Lalla

 

Spugna, anche lui trent’enne, ma di Brescia, subito dopo aver frequentato la scuola milanese inizia a collaborare con Pablo. Successivamente lavora a diverse pubblicazioni con la Hollow Press: una casa editrice italiana fuori dagli schemi, tutta da scoprire.

Ecco cosa ci hanno detto…

 

Ciao! raccontateci un po’ di voi…

Pablo: Ciao

Spugna: Ciao

Pablo: Io sono Pablo Cammello e…

Spugna: Io sono Spugna…

Pablo: Esatto!

Spugna: …e siamo due fumettisti. Io mi chiamo Tommaso e faccio questo lavoro ormai da quasi 10 anni, nel senso che la prima autoproduzione che ho fatto è stata nel 2011, quindi otto anni fa, abbiamo studiato assieme alla scuola di fumetto e abbiamo iniziato con prodotti del circuito dell’autoproduzione, per poi pubblicare con delle vere e proprie case editrici…

Pablo: Si, dopo tre anni di scuola del fumetto assieme abbiamo deciso di fare questa autoproduzione, primissima…

Spugna: assieme proprio…

Pablo: Proprio come pseudo-collettivo iniziale, eravamo in quattro persone e abbiamo fatto questo, Metastasi si chiamava, che all’epoca presentammo a Lucca Comics 2000 qualcosa…

Spugna: Lucca 2011

Pablo: …addirittura 11′!

Spugna: Si, Lucca 2011, proprio l’anno che siamo usciti da scuola.

Pablo: Esatto, l’anno in cui uscimmo dalla scuola e poi diciamo che abbiamo preso due percorsi differenti che in realtà convergono in più punti…

Spugna: Si, si, si.

Pablo: …perché poi l’ultimo libro mio, che si chiama Rubens, saltando un po’ di tappe, contiene anche delle tavole sue…

Spugna: Esatto! Sì diciamo che siamo sempre rimasti vicini e abbiamo fatto due percorsi paralleli, che in più parti si sovrappongono e appunto c’è, per Rubens, visto che siamo così affiatati, chi ha scritto una storia contenuta nel volume ha detto “Vabbè ma questa parte potrebbe funzionare se la facciamo disegnare a Spugna?” e lui ha pensato di sì, quindi mi sono imbucato nel volume [ride].

Pablo: …imbucato nel volume… [ride]

Spugna: Si, così.

Parlando ora proprio del legame che vi tiene uniti…ci dite quali sono gli aspetti che vi accomunano e, al contrario, quelli che in un certo senso vi distinguono?

Spugna: Sì, ok, vai tu [si rivolge a Pablo]

Pablo: Mah, se vuoi vado io…allora, secondo me allora siamo partiti da delle basi simili, comunque diciamo che siamo nel calderone di quello che può essere definito lo stile “underground”, il fumetto indipendente in generale. Forse da parte mia c’è più un tipo di ricerca dal punto di vista della scrittura, lui predilige le cose più…

Spugna: …più d’azione

Pablo: …più d’azione visive, vere e proprie, e poi dal punto di vista stilistico, forse, sempre ci accomuna il fatto delle deformazioni eccetera…

Spugna: Esatto, si si…

Pablo: Però lui è più materico…

Spugna: Esatto, stai facendo tutto perfettamente [sorride]

Pablo: Io adesso sto evolvendo verso uno stile più spigoloso, grafico…

Spugna: Esatto, parlando proprio di segno trovate della roba curiosa, perché abbiamo iniziato la scuola del fumetto con due stili molto diversi, poi negli anni c’è stato un momento in cui ci siamo avvicinati un po’ di più e lui invece…cioè anch’io ho fatto una ricerca in un senso e lui l’ha fatta in un altro, quindi adesso pur mantenendo delle basi comuni, stiamo andando ognuno in una sua direzione molto più specifica, banalmente, parlando proprio di segno, lui adesso è molto più graffiato e spigoloso e io invece sono rimasto tutto rotondo, pieno di tratteggi, di sporco, di cose così. Però, parlando proprio di cose che abbiamo in comune, noi abbiamo anche una narrazione molto simile per quanto riguarda proprio la deformazione, la carnosità delle cose, cioè lui ha…

Pablo: Cronenberg

Spugna: …Cronenberg è proprio a bomba per entrambi, ma anche Carpenter o comunque un certo tipo di approccio a una narrazione con un certo tipo di tematiche, che però nel mio caso sono più autenticamente diciamo splatter o pulp, mentre invece lui ha sempre una lettura…cioè una rilettura in una chiave un po’ più… non direi ironica, però un po’ più anche ironica, più legata magari a una sensibilità più sua…

Pablo: Si, si, io ovviamente, verto più magari su qualcosa di puramente psichedelico

Spugna: …cioè, comunque tu [si rivolge a Pablo], diciamo, fai una ricerca un po’ più sentita sulla storia, mentre invece a me piace mostrare, ecco la differenza.

Adesso, rispettivamente, a cosa state lavorando e che progetti avete in conto per il futuro?

Spugna: Ok allora, io attualmente sto realizzando una serie di storie brevi per un paio di realtà editoriali, che però non posso dire perché sono ancora top secret eccetera… però io ho pubblicato diversi libri, anzi no non è vero, c’è un libro che esce a brevissimo fra un paio di settimane per Hollow Press, che è un editore con cui ho già realizzato altri due volumi, che è uno spin-off del mio volume principale, che si chiama The Rust Kingdom, e questo volume nuovo che esce si chiama The Wizard Hat, quindi mantiene diciamo un focus sempre su questo mondo che è praticamente un fantasy post-apocalittico, quindi è un mondo fantasy dove è andato tutto male e in più, adesso, sto iniziando a ragionare su un altro librone lungo, che avrà bisogno, diciamo, di essere cucinato per un altro annetto e mezzo, sempre per Hollow Press, e sarà sempre, appunto, legato a quel tipo di immaginario un po’ tra l’horror e il disturbante, però ancora non so bene come declinarlo, sicuramente sarà qualcosa di diverso da quello che ho fatto finora.

Pablo: Per quanto mi riguarda, vabbè sto facendo una cosa su Fumetti nei Musei che tra l’altro anche tu stai facendo…[si rivolge a Spugna]

Spugna: Vabbè Lo sto facendo anch’io, si!

Pablo: Stiam facendo…È praticamente un’iniziativa di Coconino [la casa editrice Coconino Press – Fandango, n.d.r.] finanziata dal Ministero [ Ministero dei Beni Culturali, n.d.r.], che collegano un autore a un museo e gli fanno realizzare un fumetto ambientato in quel museo. A me hanno affidato un museo di Napoli e a lui un altro di L’Aquila e oltre questo sto continuando… io ho il mio primo volume che ho fatto uscire che si chiama Tumorama, più o meno, ha gettato le basi di un universo che sto esplorando e in ogni volume, diciamo, esplora parte di questa serie e quindi anche Rubens, che ho fatto uscire come secondo, era uno spin-off di Tumorama. Adesso vorrei fare un secondo volume, riprendere il sito, perché io comunque l’ho fatto uscire inizialmente come web serie…

Spugna: Hai fatto uscire la prima stagione sul sito [si rivolge a Pablo e ride].

Pablo: [guarda Spugna e annuisce] …la prima stagione, che sarà la seconda stagione di Tumorama e oltre quello vorrei fare anche un volume che sto progettando da un po’ di tempo, come graphic novel fine a sé stessa, che non abbia nessun collegamento con questo universo, proprio una roba che non c’entra niente. Ho bisogno di fare un libro, diciamo, che può essere preso e finito in quel momento. Ovviamente sempre con quell’attenzione per le robe psichedeliche, surrealistiche, che a me piacciono molto… giocare quei paradossi, quel genere di visione lì.

Per concludere, vi faccio due domande differenti. Tu, Spugna, ci racconti di Hollow Press, che è una casa editrice di nicchia contraddistinta da un certo modo di fare le cose rispetto alla massa, se così si può dire…tu invece [si rivolge a Pablo], ci parli del progetto Stigma e delle web-series? In particolare del tuo rapporto con internet e il digitale…

Spugna: Ok, allora, Hollow Press è una realtà che ha al suo interno degli aspetti molto canonici e, al contrario, degli aspetti che vanno a scardinare quella che è l’editoria in Italia. Prima di tutto nasce come editore internazionale, quindi il primo progetto che ha fatto, che era una rivista con delle storie a episodi, nasce subito come progetto in lingua inglese per il mercato internazionale, per questo c’è uno shop online e questa cosa viene serializzata e venduta in tutto il mondo, partecipando a festival italiani ma anche a festival internazionali, come il Festival di Toronto e altri. Successivamente, più avanti, proprio per il tipo di scelta particolare di trattare tematiche molto strane, come non faceva nessuno in Italia al momento, ha avuto un seguito sempre maggiore, quindi si è messa a produrre anche volumi pensati per essere venduti principalmente in Italia con anche, in contemporanea, un’edizione inglese, quindi è una roba molto figa, molto peculiare, in quanto si tratta di un editore che pubblica una edizione italiana e una inglese di tutti i libri che fa, e poi il catalogo, nel senso che ci sono tutti autori molto strani, molto underground, con libri in realtà anche molto diversi fra loro. Quindi, non è che fanno tutti la stessa roba, però la cosa bella è che ha un’identità talmente onesta, semplice e cristallina che sta riscuotendo un discreto successo, pur sempre rimanendo in un circuito, diciamo, indipendente. Poi ha anche questa cosa molto interessante che per molti anni si è auto-distribuita, nel senso che spediva direttamente lei le copie nelle librerie che ne facevano richiesta, invece adesso c’è sia questa modalità che anche un accordo con un distributore per le fumetterie, quindi adesso si possono ordinare i volumi in fumetteria senza alcun problema. Però, tutto questo senza passare come, diciamo, step automatico dalla grossa catena distributiva, che poi in realtà è uno dei punti più faticosi per una realtà editoriale In Italia, nel senso che per il prezzo di copertina di un libro, solitamente, il distributore tiene tra il 55% e il 60%, se non di più, e quindi se uno vuole fondare una casa editrice deve già mettere in conto che tutti quei soldi li andranno via solo per portarla pure in libreria. Hollow Press non ha ragionato così, ha trovato diciamo dei metodi alternativi ed è una realtà che comunque sta crescendo, sta andando avanti bene e quest’anno, banalmente, ha ristampato un lavoro che è internazionale, che era sold-out da anni, che è un lavoro del grande vecchio di questo genere che è Matt Brinkman, che è anche tra l’altro ispiratore di svariati autori che pubblicano con questa realtà e praticamente ha fatto una cosa assurda, perché è una realtà che fa il giro fino a diventare diciamo l’editore ufficiale dell’ispiratore stesso di questi mondi, di questi immaginari. E, tra l’altro, Matt Brinkman è un figo pazzesco, perché è un americano metallaro, alto un metro e novanta, totalmente fuori dal giro del comics e quindi è semplicemente uno che è diventato…che è stato amato per questo lavoro seminale che ha prodotto, che è Multiforce e tra l’altro appunto Hollow Press ha riproposto questo lavoro in una Museum Edition, quindi un cartonato gigantesco bellissimo con una stampa a caldo in bronzo e la cover cartonata telata, cioè una roba fuori di testa, venduta a €29, per un prodotto che è un A3, cioè…

Pablo: Sta già vendendo i prodotti…[sorride]

Spugna: Se volete…[sorride], no però veramente ce li abbiamo di là [si intende nello stand della Hollow Press, n.d.r.]. Quindi per me è veramente una realtà molto molto interessante, perché proprio non si è preoccupata di creare un pubblico, ma è stato il pubblico a trovare lei e secondo me è una cosa importantissima, cioè avere una linea editoriale, perché il pubblico c’è, semplicemente ci si deve accorgere reciprocamente dell’esistenza l’uno o dell’altro, sia il pubblico che l’editore. Ora ti lascio al web [si rivolge a Pablo].

Pablo: Io sarò molto più breve, fondamentalmente il mio approccio con il web è stato, soprattutto all’inizio, un’esigenza proprio produttiva, nel senso, avevo bisogno di produrre di getto delle storie e avevo questa esigenza di farle vedere o farmi comunque conoscere. Avevo la fissa per scrivere racconti brevi, che sul web funzionavano anche bene, perché ovviamente non metto un libro con una storia lunghissima sul web, funziona per le cose abbastanza dirette. In quel caso lì ho creato un sito che è Tumorama.com, appunto dalla mia serie, e ho iniziato a produrre sul web e contemporaneamente fare un discorso di autoproduzione, perché le cose che faccio sul web volevo anche produrle su cartaceo, perché funzionavano in entrambi i modi. Pian piano però ho visto che questa cosa mi stava prendendo un po’ troppo la mano, perché il creare un universo mi portava a voler esplorare sempre più approfonditamente le cose, i personaggi, le vicende, per cui il web ha iniziato a starmi stretto, a un certo punto ho sentito il bisogno di creare storie più lunghe. In quel caso lì il web non funzionava più e ho sentito di voler…cioè infatti Tumorama la serie, c’è la prima parte sul web e l’altra parte è prodotta cartaceo, proprio per questo motivo e quindi c’è stato un attimo un abbandono temporaneo del Web, ma che adesso sto vivendo l’esigenza di tornarci, perché fondamentalmente voglio iniziare la seconda stagione di quella che è Tumorama, per cui vorrei riprendere questo meccanismo di pubblicare parte delle prime storie brevi su internet, sul sito sempre, e poi farci un volume più lungo. Cosa che poi comunque noi… diciamo per me è stato naturale il web, proprio perché venivamo da un’esperienza che era Verticalismi, che è stato forse tra i primi siti che faceva fumetti online e che ti permetteva, appunto, di scrollare i fumetti e ti dava anche, in quel genere, un’impostazione diversa della tavola, perché in quel senso non c’era più bisogno di tavole. Certo non sfogliavi un volume sul web, lo scrollavi, per cui fondamentalmente poteva essere un’unica grande tavola, una storia, e in quel senso è stata una palestra iniziale su cui ci siamo cimentati e poi è continuata con questo mio progetto, che comunque appunto, ha questa ambivalenza, nel senso, parte web e parte…è come Baltus, sa soltanto quello che non è…[ridono]. Però niente, continuerò questo esperimento ibrido per il futuro e, però, fondamentalmente penso che a un certo punto deciderò di fare un libro, come dicevo prima, unicamente cartaceo e basta, questo è.

Grazie mille Spugna e Pablo

Grazie a voi [insieme]