Roberto Fiore

NerdTales” – Intervista a Roberto Fiore

Chi dice che alla fine della propria carriera lavorativa l’unico modo per godersi la vita sia restare a poltrire sul divano di casa?

Sempre più spesso si sente parlare di persone che, dopo una vita di duro lavoro, non riescano a star ferme, e che si attivino per trovare a tutti i costi un modo che gli permetta di vivere a pieno ogni giornata, senza sprecarne un solo attimo.

Perché vi dico questo? Perché oggi parliamo di Roberto Fiore, un signore romano che sei anni fa, dopo essere andato in pensione, ha deciso di dedicare la maggior parte del suo tempo a una delle passioni che ha sin da bambino, quella per il gioco da tavolo.

Lo abbiamo incontrato ad “Autori in Gioco”, un evento del settore che si tiene a Roma ogni anno, presso cui Roberto ha presentato ben sei nuovi prototipi.

Ci siamo fatti raccontare la sua storia, ecco cosa ci ha detto…

Buonasera Roberto, si presenti…

Buonasera, allora…mi chiamo Roberto Fiore, ho sessantasei anni e sono un pensionato. Da quando sono in pensione, dal 2014, ho ripreso – perché prima non avevo il tempo, chiaramente – la passione per i giochi da tavolo, che ho sempre avuto sia da ragazzo sia – io ho due figli – quando i miei figli erano piccoli e io, per esempio, facevo per loro il Dungeon Master di Dungeons and Dragons. Pure quando c’erano le feste con i bambini piccoli io inventavo dei giochi per loro, infatti tutti gli amici dei miei figli aspettavano con ansia la loro festa di compleanno e venivano a fare i giochi che faceva il padre di Elia e Diego, che sono i miei figli.

Finita questa esperienza mia esperienza lavorativa nella quale facevo attività…anche di creatività…ho dedicato questa creatività a questa passione che ho sempre portato avanti. E’ comparsa in modo particolare, nel senso che a me i giochi mi vengono la notte: io sogno, e la mattina mi sveglio con un’idea, può essere o un’ambientazione o una meccanica di gioco. Infatti vicino al mio letto ho un taccuino che mi porto sempre appresso, e fisso le idee.

Parliamo ora della sua esperienza all’AiG (Autori in Gioco, evento tenutosi a Roma l’11 e il 12 maggio 2019, n.d.r.) e dei prototipi che ha presentato in questa edizione…

Allora, l’esperienza per il momento – diciamo che ormai può essere anche consolidata perché è passato un giorno e mezzo – è ottima, nel senso che ho avuto la fortuna di far play-testare i miei giochi a diversi giocatori che mi hanno dato un sacco di indicazioni utili che, sempre sul mio taccuino misterioso, ho segnato, e che poi utilizzerò per migliorare in futuro il gioco. Ho portato sei giochi, troppi, perché, come dicevo prima, da quando sto in pensione mi è scoppiata questa “bulimia creativa” sui giochi, e sei giochi mi sono reso conto che non riesco nemmeno a gestirli tutti quanti sopra il tavolo, adesso mi sono concentrato soltanto su tre, e sono quelli che nella giornata di ieri hanno avuto maggior successo, quindi mi sono fermato su questi tre. Questi tre sono un astratto e due ambientati: l’astratto – per cui mi ha aiutato mia nuora, perché è lei che l’ha dipinto, quindi è giusto che abbia lei il merito dell’aspetto grafico – è composto da queste pedine, che sono delle potature di ulivo [indicando il prototipo sul tavolo] …in tre secondi, banalmente, i giocatori, da due a quattro, devono muovere un’unica pietra, che è quella centrale. La muovono sulla base di un set di carte, da uno a sei più un jolly, che una volta giocato viene tolto e poi ridistribuito quando il set è completato. Tutti i giocatori muovono quest’unica pietra [indicando una pedina a forma di pietra] cercando di catturare le pedine avversarie e preservare le proprie. Naturalmente può succedere che, a un certo punto, un giocatore sia costretto ad auto-mangiarsi una propria pedina, perché in base alla carta che ha giocato – siccome le carte non vengono scoperte una alla volta, ma tutte insieme, quindi non so che movimento farà l’avversario – può succedere che ho sbagliato, o che non ho avuto l’intuizione giusta, e quindi resto impelagato. Ad esempio, in questa situazione io sono i “gialli” e ho un “uno” (la pietra è su di una casella al margine del tabellone, circondata esclusivamente da pedine gialle, n.d.r.), mi potrò muovere di una sola casella, e quindi mi devo auto-mangiare una pedina. Un aspetto importante sono le pietre blu e rosse – che mi daranno dei bonus che adesso non sto a spiegare – e questi quadratini che sono degli ostacoli che, man mano che le pedine verranno tolte dal gioco si potranno rimettere sul tavoliere per ostacolare gli avversari.

Questo invece è un gioco ambientato nel centro storico di Roma, questa è la piantina del primo Municipio… ci sono tutti i rioni e c’è il Vaticano. Praticamente il gioco consiste in questo: i giocatori sono dei turisti che si muovono solidalmente, tutti insieme, quindi anche in questo caso i giocatori muoveranno un’unica pedina, spostandosi “a piedi” da un rione all’altro. Ogni giocatore ha un set di carte che dà la possibilità di muoversi non più a piedi ma, per esempio, utilizzando un biglietto metro-bus, le carrozzelle, il bike-sharing eccetera. Queste cose, ovviamente, consentono dei movimenti più ampi rispetto al mero movimento di una casella nel rione limitrofo. Perché si muovono i turisti? Si muovono alla ricerca delle bellezze della città di Roma che sono indicate in questo modo [mostrando un mazzo di carte], per esempio questa è Piazza Navona, che si trova nel rione Parione ed è una bellezza di Roma barocca… lo capiamo dal colore giallo che la contraddistingue [indicandone la carta], altri colori indentificano altri periodi storici: per esempio il viola è il “moderno”, il celeste il “Rinascimento” e il verde la “Roma antica”. Quindi sulla base di queste cose io muovo il segnalino, e se ho in mano la carta corrispondente al rione dove si è mosso il segnalino posso giocarla, metterla in gioco, e acquisire dei punti che verranno segnati su queste tabelline [mostrando i fogli con le tabelle segnate]: ogni volta che metto una pietra ne annerisco un quadratino. Questi cubetti invece [indicando dei cubetti di legno sul tabellone] sono dei souvenir che i giocatori possono acquistare man mano che si muovono all’interno del rione. All’interno del rione, oltre a scoprire le mete turistiche classiche, si possono scoprire anche delle curiosità, e ce ne sono parecchie. Considerate che per fare questo gioco ci sono voluti circa due anni e mezzo di studi nelle biblioteche, nell’Istituto Geografico Nazionale eccetera. Quello quasi tre anni [indicando il prototipo successivo], per dirvi cosa c’è dietro. Per esempio, questa è una “chicchetta”: il Cuore di Nerone. Tutti conosciamo Piazza San Pietro a Roma, bene…è costituita da circa tre milioni di sanpietrini. Di questi sanpietrini, se l’andremo a visitare adesso, ci accorgeremo che alcuni sono di un colore e altri di un altro colore: quelli grigi sono del XX secolo, sono stati sostituiti, invece tra quelli che vediamo di un colore violetto o bianchino ci sono quelli del Rinascimento. Ebbene, su tre milioni di sanpietrini che stanno a Piazza San Pietro ce n’è uno che è scolpito a forma di cuore, uno solo, e io so dov’è. La cosa carina è che la leggenda vorrebbe che o Bernini o Michelangelo, durante i lavori al di fuori della basilica, con uno scalpellino abbiano inciso questo cuore. La cosa simpatica è che ogni tanto ci vado lì, mi metto seduto da una parte, e vedo i turisti che ci passano sopra non sapendo che forse quella è un’opera di Michelangelo. Ci sono anche altre curiosità che potranno essere trovate: ad esempio la “gatta” di Via della Gatta, che sta a quattro metri d’altezza ed è una piccola statuetta egiziana che con i suoi occhi indica un punto preciso che sembrerebbe essere un tesoro. Quindi i giocatori oltre a divertirsi, spero, acquisendo carte, impareranno anche qualcosa di divertente.

Il terzo gioco che sto proponendo è ambientato nel Rinascimento e si chiama “Magnificenza”. Magnificenza è l’unità con cui veniva misurata la grandezza dei grandi personaggi del Rinascimento. Sappiamo tutti che Lorenzo è “il magnifico”, anche Agostino Tigi era detto “il magnifico”, e altri personaggi. I giocatori, da due a sei, impersonano il patriarca di una famiglia ipotetica. Il patriarca entra in gioco con una carta e dovrà cercare di sviluppare il proprio albero genealogico che è composto dalla moglie del patriarca, i nipoti, eccetera [mostrando le carte corrispondenti a ogni personaggio citato]. Queste carte entreranno in gioco ogni volta che ce ne sarà l’occasione. La prima carta che dovrà entrare in gioco sarà la moglie del patriarca, e solo dopo di lei potranno arrivare i figli. Bene…in cosa consiste, molto rapidamente… consiste nel costruire la propria corte, quindi creare un insieme di nobili e papi, che sono rappresentati da queste carte. Ve le faccio un attimo notare perché la fatica che c’è stata dietro queste cose è stata pazzesca, ogni cornice che vedete [mostrando le carte] è una vera cornice rinascimentale, questo è tutto photoshoppato da me, i personaggi sono reali, come anche gli stemmi e le immagini. E quindi su queste carte sono rappresentate varie famiglie coi loro stemmi e vari personaggi dell’epoca del Rinascimento. Questi personaggi i giocatori cercheranno di farli entrare nella propria corte. Grazie a questa cosa, che avviene attraverso un motore che è questo [mostrando un altro mazzo di carte], dove ci sono tutti gli stemmi delle famiglie in gioco, ciascun giocatore cercherà di farli entrare nella propria corte, quindi ci sarà una diatriba tra i vari giocatori per ottenere questo. E lo scopo finale qual è? E’ quello di far acquisire, sempre alla propria corte, i grandi protagonisti dell’epoca. Per esempio Palladio, Raffaello, Vasari, Macchiavelli, Jacopo della Quercia, Bramante, Mantegna eccetera. Questi personaggi entreranno nelle varie corti e a loro volta cercheranno di far entrare in gioco le loro opere. Per esempio Pinturicchio dipinge questo quadro, Ficino pubblica questa cosa, e così via. Non può mancare un mazzo degli eventi: quindi la peste nera, il matrimonio, Savonarola che organizza il falò delle vanità, attività commerciali, e quant’altro. Non mancano anche le guerre tra le varie famiglie attraverso gli eserciti, non mancano i fiorini, che costituiranno la moneta con la quale deve girare tutto il gioco, e purtroppo non mancano neanche gli usurai, perché in caso di mancanza di fiorini si dovrà chiedere aiuto a loro. A un certo punto la partita terminerà e si vedrà quanti punti di “magnificenza” ciascun giocatore avrà acquisito. Chi avrà più punti di magnificenza avrà vinto.

Non lo apro, ma vi faccio vedere rapidamente anche quest’altro gioco, che è un gioco di dispute medievali. Tutti quanti lo conosciamo per averne letto il libro, per aver visto il film o lo sceneggiato: “Il Nome della Rosa”. Questa è l’ambientazione, quindi ci troviamo di fronte a una disputa tra i più grandi eruditi dell’epoca. Anche qui lo studio storico è tutto reale, tutti i personaggi sono reali, eruditi dell’epoca che partecipavano alle dispute, e ciascuno di loro, impersonato da un giocatore, pronuncerà dei discorsi che avranno la loro forza nella retorica, nell’oratoria, nell’eloquenza, nella conoscenza e in altre qualità. Questi discorsi si susseguiranno uno dopo l’altro, quello più efficace supererà il precedente, se io non riesco a farne uno più efficace non riesco a superarlo, alla fine vincerà chi avrà vinto più dispute. Il gioco si può giocare in singolo, a coppie, o addirittura a squadre, fino a dodici giocatori, e i componenti possono essere anche segreti, cioè, io nascondo a quale delle due fazioni in disputa appartengo.

Bene…ora dicci, quale valore attribuisci al gioco da tavolo?

Beh…il valore è grande, perché innanzi tutto mette insieme le persone e fa passare del tempo con delle persone. Non si è limitati a giocare, a vedere chi vince la partita: io non mi siedo mai a un tavolo di gioco con lo scopo di vincere la partita. Il mio scopo è stare insieme agli altri e trovo che i giochi da tavolo, da questo punto di vista, sono fantastici. Quindi il gioco è stare insieme alle persone.