Roberta Canton

Progetto FotograficaMente – Intervista a Roberta Canton, infermiera del Centro di Salute Mentale di Termoli

Oggi torniamo su “FotograficaMente”, il nostro progetto sulla salute mentale, presentandovi un’operatrice del Centro di Salute Mentale di Termoli.

Si chiama Roberta e fa l’infermiera.

Dopo varie esperienze nel settore sanitario ha deciso di dedicarsi all’assistenza al malato psichiatrico, forte di un già ben fornito bagaglio di conoscenze e competenze acquisite in passato.

Da quel giorno sono passati dodici anni, e per questo Roberta costituisce una fonte di informazioni e testimonianze assai preziose e interessanti.

La sua intervista ci ha aiutato a capire che il ruolo che ricopre all’interno del CSM, assieme ai suoi colleghi, acquisisce un valore ancor più importante di quanto si possa pensare…

Ciao Roberta, parlaci un po’ di te…

Sono un’infermiera professionale e sono quasi alla fine del mio percorso, perché tra non molto andrò in pensione. Sono al Centro di Salute Mentale di Termoli dal 2007, sì, dopo un percorso abbastanza vario rispetto alla mia professionalità. Ho iniziato molti anni fa con la geriatria e sono passata, poi, alla riabilitazione; ho fatto anche l’hospice, l’assistenza domiciliare e, come ultima, qui, l’assistenza al malato psichiatrico. Diciamo che è stato un modo mio per provare alternative a quello che è il nostro lavoro classico dentro l’ospedale – piuttosto che in altri ambienti – e devo dire che, secondo me, è corretto essere arrivata solo adesso in questa realtà, perché è una realtà che ti dà molto, ma che da un punto di vista professionale è assolutamente diversa rispetto a tutte le altre.

Cosa ti ha spinto ad intraprendere questo tipo di percorso?

Sì, perché faccio l’infermiera? Quando si è ragazzi si sogna sempre di intraprendere carriere, diciamo, ma anche di aiutare, sai… quando ero giovane io c’era ancora il mito dell’infermiera tipo Florence Nightingale, e devo dire che non mi sono mai pentita della scelta, è sempre stato per me facile fare questo lavoro. E… sono arrivata qui proprio per sperimentare nuovi tipi di rapporto col paziente, nuovi tipi di gestione e di cura. Ripeto, questo è stato l’ultimo passaggio e ne sono felice, perché, da un punto di vista squisitamente professionale, è un mondo completamente diverso rispetto a tutti gli altri, molto meno tecnicistico e molto più basato sulla relazione d’aiuto.

Cos’è per te il Centro di Salute Mentale?

Ormai, dopo tutti questi anni, è una grossa parte della mia vita, devo dire la verità. È una grossa parte della mia vita ed è una parte che mi dà serenità, nonostante l’ambiente che può sembrare difficile, no? Perché c’è una relazione fra i componenti del team, una relazione con i pazienti, una relazione anche con il territorio, che è sempre una relazione in positivo, una voglia di conoscere e di farsi conoscere. Una voglia di far sparire barriere, gradini, difficoltà.

Come ti poni rispetto allo stigma e al pregiudizio che circonda il tema della salute mentale?

Certamente la malattia mentale fa paura, fa paura a tutti, a noi per primi… e una cosa oltre a far paura, se non la conosci, fa ancora più paura. E… non ti rendi conto che in fondo è una paura indotta molto spesso, indotta dalla cultura. Perché la cultura che noi abbiamo adesso è una cultura che non permette di essere diversi, non lo permette in nessun modo, nonostante sembra apparentemente non sia così. Culture più primitive accettano il paziente, la persona con problemi di malattia mentale, molto più facilmente rispetto alla nostra, però se tu conosci il problema, il problema diciamo che diventa la metà di quello che è. E uno dei fini di questo servizio è proprio farsi conoscere, quello che abbiamo cercato di fare in questi anni. Farci conoscere, far conoscere le persone, far conoscere la malattia, proprio per non temerla.

Adesso raccontaci un’esperienza che hai vissuto qui e che ti ha particolarmente colpito…

Posso dire, proprio tornando al discorso di prima, dell’uscire dal CSM, che da quando sto in questo servizio non è passato anno in cui il CSM di Termoli non sia uscito sul territorio, non abbia portato qualcosa: mostre di quadri, piuttosto che tornei di calcetto, piuttosto che una settimana di convegno e di presentazione del servizio alla popolazione, proprio per farci conoscere…e questo ci ha sempre portato molta gioia, sia a noi che a chi ci ha conosciuto. Non siamo mai ritornati dicendo ” ah, questa volta ce la potevamo risparmiare”, assolutamente no! Abbiamo sempre diffuso la conoscenza e allargato la cerchia di amici e di persone che poi vengono qui a salutarci.