Messina – Schiti – Villanelli

NerdTales” – Intervista a David Messina, Valerio Schiti e Paolo Villanelli

Oggi torniamo al mondo nerde, in particolare, a quello del fumetto.

A tal proposito vi proponiamo l’intervista fatta a tre professionisti del settore in occasione di Pescara Comix & Games 2019.

Stiamo parlando di David Messina, Valerio Schiti e Paolo Villanelli.

Tutti e tre matite italiane “prestate” alle maggiori case editrici americane – Marvel, IDW, DC – e tutti e tre membri del Kaiju Club, un collettivo di disegnatori nato dall’esigenza di realizzare volumi un po’ “fuori dal comune” e dagli standard del mercato.

Ecco cosa ci hanno raccontato…

Raccontateci brevemente chi siete e cosa state facendo attualmente…

David:Allora, noi siamo tre disegnatori per il mercato americano. Lavoriamo per Marvel, IDW e DC e…io attualmente sono a lavoro su Star Trekper la IDW, su una miniserie dedicata ai vari serial televisivi diStar Trek.

Valerio:Io sono Valerio e al momento sono disegnatore regolare della serie diIronmanper la Marvel.

Paolo:Ciao, io sono Paolo, e anch’io sto lavorando con la Marvel, al momento suIronmananch’io con Valerio e…anche su Star Warsehm…quando capita insomma.

Com’è nata questa vostra passione per il disegno e per il fumetto?

Paolo:Ehm…beh, questa è difficile…io personalmente ho sempre avuto interesse per i fumetti sin da bambino, quindi semplicemente ho portato avanti l’interesse per il disegno negli anni finché, a un certo punto, oltre a una passione è diventata una professione dopo aver frequentato una scuola di fumetto, che è la Scuola Internazionale di Roma, che mi ha permesso di farne una professione.

Valerio:Sì, anche nel mio caso è, diciamo, una passione che c’è sempre stata, sin da bambino…per i disegni in generale, per i cartoni animati e poi dopo per il fumetto in particolare. Io un po’ più da grande, per modo di dire, alle medie, verso gli undici – dodici anni. Poi ho continuato a leggere fumetti, ma ho accantonato l’idea di farne un lavoro per un bel po’. Mi sono laureato, ho fatto tutt’altro, e poi anch’io ho seguito un corso di fumetto alla Scuola Internazionale di Comics da grande, diciamo, verso i ventisette – ventotto anni, e dopo gavetta, tentativi e collaborazioni con altri disegnatori sono diventato un professionista anch’io.

David:Io pure ho iniziato da piccolo a voler fare il disegnatore di fumetti, avevo più o meno undici anni. Da lì praticamente ogni mia scelta, dal liceo artistico a poi la Scuola Internazionale di Comics, dove adesso insegno, erano tutte scelte mirate al diventare disegnatore di fumetti, e quindi a poter fare questo lavoro. Ho avuto qualche esperienza in Italia con alcune case editrici prima, come la Star Comics e la Fenix, poi, con l’avvento di internet e con la possibilità di poter comunicare direttamente con gli editori americani, ho cominciato a spostarmi oltreoceano, anche perché il mio stile di disegno era molto legato a quelle che erano le influenze dello stile americano.

Ci spiegate un po’ quali sono i rapporti con le altre maestranze e se ci sono stati casi in cui avete potuto collaborare tra di voi?

David:Il fumetto americano è un lavoro di gruppo, di team: hai uno sceneggiatore e un colorista che, quantomeno, collaborano con te. Qualche volta, come ad esempio nel mio caso, c’è anche un inchiostratore, perché i tempi di lavorazione sono molto stretti e quindi hai bisogno di coordinarti con altre persone. Tutto questo è poi supervisionato da una figura che è quella dell’editor, e l’editor è, fondamentalmente, il responsabile: quello che deve far sì che la macchina produttiva funzioni al meglio. All’interno di questa collaborazione poi si possono creare dinamiche differenti: a volte capitano dei collaboratori che sono straordinari. Cito, per esempio, quando ho collaborato con Java Tartaglia su Wolverine,che è stato un colorista fantastico: ogni mia proposta veniva colta da lui e poi resa ancora più bella tramite il suo lavoro. Altre volte ti puoi trovare con persone meno disposte ad ascoltare consigli e suggerimenti, e quindi diventa anche un po’ più difficile lavorare in quella maniera. Stessa cosa vale per gli sceneggiatori: alcuni ti danno una grande libertà creativa, altri invece ti tengono molto legato alla sceneggiatura dettagliata e a quelle che sono le loro scelte e decisioni. Per quello che riguarda il lavorare noi tre, noi abbiamo lavorato spesso insieme perché facciamo parte di un collettivo assieme a un altro elemento, Simone Di Meo, che adesso non è qui con noi perché è a una fiera del fumetto a Dubai e…insieme a Simone noi facciamo parte di un collettivo, chiamato il Kaiju Club, col quale ogni anno realizziamo un volume, chiamato Yamazaki,col quale ci divertiamo a disegnare e a realizzare storie un po’ più in libertà, fuori da quelli che sono poi gli schemi produttivi nei quali ci troviamo di solito quando lavoriamo nel mercato americano.

Valerio:E ha detto tutto David [ridendo]…no, sì, è vero comunque, la cosa particolare del fumetto americano – un po’ del fumetto in generale, ma del fumetto americano in particolare – è che è un lavoro d’equipe, quindi effettivamente ci troviamo a collaborare con molti altri professionisti. Nel mio caso, e anche in quello di Paolo, la parte del disegno è tutta in mano a noi, facciamo matite e chine completamente da soli. Però poi, appunto, ti devi appoggiare a un colorista e rispondi a un editor a monte, e a uno sceneggiatore per quanto riguarda le storie. Non ho avuto mai modo, io almeno, ma penso anche voi, di scrivere qualcosa di mio, anche se forse forse, chissà [ridendo]…

Paolo:Ok, prossima domanda…abbiamo detto tutto…

C’è un aneddoto del passato che vi lega e ci volete raccontare?

Paolo:Oddio un aneddoto, che abbiamo fatto? Cioè, non lo so, questa è difficile. Io posso dirti che, va bè, ho avuto David come insegnante…quello è un aneddoto [ridendo]. Quindi mi ha visto passare proprio da allievo a collaboratore…così…m’ha cresciuto. Con Valerio niente, ci siamo conosciuti alle fiere e si parlava di pizza con la mortadella, sì, è così…

Valerio:Tu in realtà [rivolgendosi a Paolo], completamente a sorpresa, hai conosciuto la prima mia cugina all’università e poi dopo…in maniera completamente “random” e…no, una cosa carina, per esempio, che voi mi avete fatto quando mi sono sposato [rivolgendosi agli altri due], ci siamo fatti i gemelli del Kaiju Club [ridendo], avevamo tutti i gemelli della camicia con l’incisione del nostro logo del Kaiju Club. Questa è una cosa carina che c’ha legato, almeno per me insomma, a cui io sono ancora legato [ridendo].

David:Sì, diciamo questo, e poi quello che ci lega soprattutto sono, magari, le nottate di lavoro prima di consegnare per Lucca (Lucca Comics & Games, n.d.r.), perché, d’altronde, il lavoro che noi facciamo per Lucca lo facciamo in parallelo ai nostri lavori per il mercato americano. Quindi poi ci ritroviamo a lavorare fino alle tre di notte coordinandoci, e la domanda che ogni volta ci facciamo è: “Perché facciamo questo per rilassarci? Perché ci ritroviamo a lavorare fino a notte tardi? Questo sarebbe il nostro modo di rilassarci dopo il lavoro?”, cioè, lavoriamo ancora…e lì ci è venuto il sospetto di essere un po’ masochisti effettivamente…ormai questo è il sesto anno collaboriamo insieme [ridendo]…

Grazie mille ragazzi

Tutti:Grazie a voi!