Andrea Gagliardi

NerdTales” – Intervista ad Andrea Gagliardi

Quando si parla di arte e cultura, che si tratti di: cinema, letteratura, fumetto o qualsiasi altro settore del genere, spesso ci si basa esclusivamente sul puro gusto personale, sull’esperienza e il pensiero soggettivo. Ma c’è qualcuno che, per professione, è portato ad analizzare l’opera basandosi su conoscenze e competenze ben precise.

A tal proposito abbiamo pensato di scambiare quattro chiacchiere con Andrea Gagliardi, un critico di fumetti che, dapprima per passione, e poi per professione, si è lanciato in questo mondo.

Ecco cosa ci ha raccontato…

Chi è Andrea Gagliardi?

Andrea Gagliardi è, principalmente, un appassionato di fumetti, che ha deciso di approfondire questa sua passione, intorno all’età di 18/19 anni, quando ho cominciato a fare l’Università a Macerata, facevo lingue e ho scoperto che tutto quello studio di linguistica, glottologia che si faceva all’università, relativo alle lingue che studiavo, poteva essere tranquillamente applicato al fumetto. L’ho scoperto grazie a un libro, che si chiama I linguaggi del fumetto di Daniele Barbieri, professore a Bologna, appunto, di semiotica, di linguistica, insomma un conoscitore della materia, e anche mi sono cominciato ad appassionare a questo versante del fumetto. Assieme a degli amici, della mia città di Ascoli Piceno, abbiamo fondato ormai 25 anni fa, un’associazione che si chiama Dimensione Fumetto, che si occupa, come dice il nome, di fumetti, di cui adesso sono presidente. Abbiamo un sito web, curiamo alcune attività culturali ad Ascoli e, bene o male, ci interfacciamo con tutte le realtà sia che trattano fumetto o che comunque siano interessate a includere il fumetto nel loro discorso culturale, quindi parteciperemo a breve a degli eventi musicali, tipo lo ZapFest del primo maggio, un evento prettamente musicale, ma noi parteciperemo come associazione culturale di fumetto e il Retromania80 a Grottammare, che è una manifestazione che si occupa del revival degli anni 80 e qui noi parteciperemo sia in qualità di Dimensione Fumetto, portando delle mostre a tema sui fumetti anni 80 e che come band, perché suono in una band che fa le sigle dei cartoni animati e quindi suoneremo anche come The Misfits-Cartoon Cover Band alla manifestazione Retromania80.

Com’è nata questa passione e in che modo? Com’è scattata la scintilla che ti ha permesso di unire le due cose?

È stato abbastanza naturale, diciamo che ci sono cresciuto, che io ricordi ho sempre avuto fumetti in mano, sempre appassionato di cartoni animati, come tanti da bambino, ma tuttora, per cui è stata un po’ un’evoluzione naturale la decisione di approfondire, il lavoro di critica soprattutto. Il lavoro di critica in Italia, sia in generale, critica cinematografica, critica letteraria, eccetera eccetera, ma soprattutto quella fumettistica è un po’ ancora troppo in secondo piano, troppo di stato embrionale, ci sono delle eccellenze, ma c’è tanta tanta…come dire, c’è tanta roba da migliorare, migliorabile, per cui l’intenzione…l’intenzione anche con cui mi hanno chiamato qui al Pescara Comix, è incominciare una riflessione su alcuni elementi della critica fumettistica che possano aiutarci ad arrivare a dei risultati migliori o accademicamente più interessanti, ecco, più rilevanti.

Hai qualche aneddoto? Un retroscena del tuo lavoro che ti piacerebbe raccontare?

Si, allora ce n’è uno terribile, perché il lavoro del critico chiaramente prevede inevitabilmente, in alcuni casi, delle stroncature o comunque dei giudizi negativi, quando non addirittura totalmente negativi, perché purtroppo escono cose che comunque non possono andar bene. In un caso specifico, e questo io l’ho preso come una grande lezione di vita, perché è una questione che mi ha insegnato molto. Ho ricevuto a seguito di una stroncatura abbastanza forte, ma una delle pochissime che ho fatto, perché non sono solito farne, ho ricevuto una minaccia di querela con tanto di velate, molto velate, minacce sul piano personale, dell’editore stesso, se vogliamo chiamarlo editore, perché è un po’ adesso siamo sul personale, andiamo un po’ sull’antipatia pura. Insomma, anche un certo tipo di minacce non proprio velate, non proprio urbane. A quel punto io ho messo tutta la documentazione in mano al mio avvocato e ho tenuto quella recensione viva sul mio sito per un anno, fino a che la minaccia, insomma, non si è concretizzata, perché tutto fumo, alla fine, e niente arrosto, a quel punto l’ho cancellata e abbiamo deciso che non farò mai più nemmeno il nome di questo gruppo di persone, perché non solo sono irrilevanti da un punto di vista fumettistico culturale nella nostra piazza, ma non sono nemmeno interessanti come proposta di qualunque tipo, quindi non meritano nemmeno la pubblicità negativa. Di contro ho avuto un’altra persona che, autore in erba non giovanissima ma che comincia adesso a cimentarsi col fumetto, lui mi ha chiesto espressamente di essere il più severo e analitico possibile, perché lui, essendo una persona matura, in più sensi, matura come età e matura come persona, mi ha chiesto di essere spietato in modo che lui conoscesse i punti che erano da migliorare nel suo lavoro e alla fine quando ho pubblicato la recensione, che non era positiva, mi ha ringraziato e è stato molto contento, quindi questa è un’altra faccia della medaglia.

Prima parlavi del mondo in cui lavori, che peso ha la critica fumettistica in Italia? Che consigli daresti a qualcuno che volesse intraprendere questa strada?

Allora, la critica fumettistica in Italia ha un peso relativo. Ora se parliamo dei grandi numeri, se parliamo di Bonelli o del mainstream, in termini di vendite incide poco, in termine di formazione dell’opinione già qualcosa in più, ma c’è proprio un atteggiamento, non solo nei confronti della critica, ma nei confronti proprio di un lavoro un po’ più approfondito, cioè se guardiamo anche i vari casi, il rapporto delle persone con la scienza… si parla dei No-Vax e via dicendo, c’è proprio questa cosa che “quello che penso io è uguale a quello che pensi tu, indipendentemente da quello che io e te abbiamo studiato” e su questo non sono d’accordo, nel senso che mi dispiace cioè io come dicevo dai 18 anni hai 47, che ne ho adesso, ho speso molto del mio tempo libero, perché alla fine per guadagnare soldi e cibo faccio altro, quindi ho speso molto del mio tempo libero per approfondire questo argomento, mi dispiace ma la mia opinione conta di più di te che non ti ci metti. Insomma, poi se ci sono altri che studiano che hanno… per carità ben venga, il confronto è sempre libero. Quindi in questo senso per la formazione dell’opinione ha una certa rilevanza, ma non ancora fortissima, perché c’è sempre questo discorso di “il gusto mio e il gusto tuo” e via dicendo, che non… vabbè… Sul discorso dei grandi numeri di vendite non incide moltissimo, ma è vero che soprattutto per i piccoli editori o per i progetti da poche migliaia di copie, un critico, comunque un personaggio, l’opinione o l’analisi di un personaggio sotto gli occhi di tanta gente, smuove diverse centinaia, se non qualche migliaio di copie e in un’editoria che vede tre o quattromila copie come grande successo, smuoverne mille ha un suo peso. Se devo dare un consiglio, fate una cosa che non ho fatto io, ovvero io quando avevo la possibilità, ovvero all’inizio della mia passione di vent’anni, non ci ho creduto abbastanza, quindi ho tenuto questo aspetto più come hobby, come passione personale e non gli ho dato credito, quindi se non gli do credito io, non mi dà credito nessuno. Salvo poi scoprire recentemente, che ho deciso invece di buttarmici più attivamente, che un ritorno ci può essere anche a livello economico, in senso non pensate chissà che, però un ritorno economico, di cose da fare, di persone che la conosce, di attività da svolgere, che probabilmente, se avessi messo in campo quell’impegno vent’anni fa, adesso camperei di questo o qualcosa del genere, invece faccio altro. Per cui, se volete farlo, credeteci da subito, investite tempo, investite denaro, auto-promuovetevi, stampate la vostra roba perché la carta vale ancora, nell’opinione pubblica della gente, la carta stampata vale ancora più del bip su internet, nonostante la differenza di diffusione, nonostante che col sito posso raggiungere 50000 persone, 100000 persone, io stampo 1000 copie di un libro e ne vendo 100, quelle 100 vengono considerate di più, rispetto dei miei 10.000 articoli, capito? È proprio ancora una questione di percezione, quindi date fondo a tutte le vostre risorse fino a che non capite che ce la potete fare oppure è il caso di lasciar perdere, se si vuole fare e comunque studiare studiare studiare.

Grazie mille Andrea